)più delle ossa che tutte insieme gridavano vendetta. Ho sognato tanto, io che i sogni non li ricordo mai o che li rimuovo nell'istante in cui apro gli occhi. Ho sognato di tutto: io che sola soletta giravo per una città che era una via di mezzo tra almeno tre di quelle che conosco bene. Vagavo in cerca di un bar decente dove vendessero una brioche decente ma ovunque entrassi avevano soltanto quelle nella cartina plastificata, e questa cosa mi procurava un senso di isolamento fastidiosissimo. Poi ho sognato una casa enorme, una di quelle enormi case della vecchia Bologna, zona Santo Stefano - Strada Maggiore. Avevo un paio di amiche che abitavano in case del genere, un'infilata di stanze senza fine, i soffitti alti, i pavimenti in pietra, le cucine col lavabo in maiolica bianca con la guida per l'asse sulla quale strofinare i panni. Ero in questa casa ed ero stanchissima, volevo un posto in cui dormire ma ogni stanza era occupata, finchè non ho aperto una porta a vetri e mi sono ritrovata a casa di zia A., la sorella di mia nonna. Zia A. abitava a Casteldebole ma i sogni vanno dove vogliono e dietro quella porta laccata di bianco con i vetri smerigliati c'era la sua cucina, c'erano le sue piante, il suo calendario di Frate indovino e il bellissimo vaso di Murano che era una delle poche cose preziose che la zia possedesse, ricordo del suo viaggio di nozze a Venezia, anno 1938. C'era tutto, c'erano le pentole sul fuoco ma lei non c'era. Mi sono seduta ad aspettarla e mi sono addormentata, svegliandomi con la tristezza grande di non averla incontrata. Poi ho sognato I. Mi è scocciato non poco sognarlo, al risveglio, perchè si sa l'inconscio dove va a pescare, però è successo, l'ho sognato. E' stato un sogno tranquillo, sereno, senza sconvolgimenti emotivi. Eravamo su una strada in mezzo al verde. Camminavo, me lo sono trovata di fronte quasi che il tempo non fosse passato, quasi non fosse accaduto nulla. Ci siamo abbracciati stretti e per quell'attimo mi sono sentita a casa, al sicuro come è stato per tanto tempo. Al risveglio la rabbia di averlo nei miei sogni, sapere così di averlo sempre in qualche angolo della mente. Ancora più sconcertante il fatto che poi due giorni dopo lui abbia chiamato davvero. Capita, ogni tanto. E' finito il tempo del tenerlo lontano ad ogni costo, capita che chiami e io non risponda, capita che chiami e io risponda. L'ho già detto, qui: non ho grossi rancori, non ho nodi irrisolti o domande che io non gli abbia già fatto e la cui risposta mi abbia soddisfatto. E' stato, siamo stati, è finita, punto. Sono in pace con me stessa ma questa volta forse perchè l'avevo sognato qualcosa dentro di me si è smosso. Non so esattamente cosa: un misto di rabbiosa tenerezza, nessun rimpianto, nessun dolore. Inutilmente tenero, guardingamente nei ranghi, una vocetta che, la sua sì, trasudava rimpianto. Come stai, cosa fai, non ci si vede proprio più eh, sei ammalata, mi dispiace, qui tutto al solito, e i ragazzi? e F. ha deciso qualcosa per l'università? Vai mai a Milano? - Pensare che ci campo quasi sempre a Milano, e lui non lo sa, e questo è un grande indicatore, conoscendomi. Però mentre mi parlava pensavo al tepore del suo abbraccio nel sogno. Se tu sapessi...ma non te lo racconterei mai più un sogno così intimo, così debole, così mio. Mi racconta di sè, di una vita dove i giochi sono chiusi, gli scarpini appesi a un chiodo, il mediano che per un attimo ha creduto di essere una punta, uno col 10 sulla maglia, sembra avere definitivamente abdicato alla normalità più piatta, quella da tracciato regolare, senza scosse. Lo dice tranquillamente, pianamente.Sono KO. Ho iniziato a dare segni di cedimento sabato pomeriggio mentre ero a fuori con mia figlia la quale vedendo che non mi entusiasmavo davanti ai cappottini di Zara e restavo indifferente da H&M mi fa"Ma mamma...sei GIALLA!"-"E' sempre stato il mio sogno assomigliare a Marge Simpson." Mi trascino fino a casa, disdico la grand soirée pizza e cinema, mi metto in orrizzontale dopo un'aspirina e una fetta biscottata. Mi faccio il solito discorso da donna stanca, "Una BELLA INFLUENZA, a casa una settimana coccolata dai figli. Mi riposerò, leggerò, vivrò di thè e tisane." Sssè...vabbè. Sono l'unico - o uno dei pochi - esseri umani che si fanno l'influenza senza febbre ma con tutto il codazzo di sintomi a mille, e così via di tosse secca, ossa a pezzi, lacrime, naso che cola, gola in fiamme. Non avendo il classico febbrone vengo guardata con sospetto dai miei tesori. "Ma possibile che non ti passi? Ma sarà solo un megaraffreddore!" - "Vuoi le mie ossa in prestito??"- "Mmh...no grazie! Comunque mamma cerca di tossire nella manica e non nel fazzoletto, che poi il fazzoletto di carta sta nella spazzatura e..."-"E la manica?"-"Bèh ma tu stai tranquilla in camera tua".
Infatti. Io vivo al confino in camera mia. L. che mi dice "Lasciami pure la lista di quello che serve sul tavolo. Stasera porto tutto." E così fa, ma poi lui scompare. Quell'altra idem, "Serve la pappa per il gatto? Qualcosa in farmacia? però avrei bisogno di 20 eurozzi per la lezione di guida e altri tot per il regalo a Sere. Puoi lasciare tutto sul cassettone dell'ingresso? Grazie!" Al mattino si affacciano giusto un attimo: "Come va?" Poi L. mi guarda con occhio clinicocritico a sentenzia "MALE. Si vede." F. tutta ciarliera e profumata a bellissima "E allora? Oggi? SUSSU'! CORAGGIO!"
Poi se dio vuole escono e io mi trascino giù dal materasso, il capello ajoeoio, la schiena che ulula, vado a lavarmi, mi infilo una tuta e resto sul letto a pensare se è 'sto zz di suina o una normale, classica come il gessato. Quando mi passerà? altro che "mi riposo": il letto a volte mi sembra di legno, la pelle è grigiastra, le forze a zero.
Bene. Mi sono pianta addosso a sufficienza. Saluti a chi passa.
Scarmigliata ma con anelli e bracciali e orecchini e cuore e cervello, quanto.
Ho avuto la fortuna di incrociarla senza al momento capirla, perchè era un giorno buio per lei, un giorno di paura.
A me mancherà, che ancora avrebbe potuto regalarmi molto, che la sua follia è quella nascosta in tanti, in me di sicuro.
*
Lettere
*Rivedo le tue lettere d’amore
Illuminata adesso da un distacco
Senza quasi rancore
L’illusione era forte a sostenerci
Ci reggevamo entrambi negli abbracci
Pregando che durassero gli intenti.
Ci promettevamo il sempre degli amanti
Certi nei nostri spiriti d'Iddii
E hai potuto lasciarmi
E hai potuto intuire un’altra luce
Che seguitasse dopo le mie spalle
Mi hai suscitato dalle scarse origini
Con richiami di musica divina
Mi hai resa divergenza di dolore
Spazio per la tua vita di ricerca
Per abitarmi il tempo di un errore
E m’hai lasciato solo le tue lettere
Onde io ribevessi la mia assenza
Vorrei un figlio da te
Che sia una spada lucente
Come un grido d’alta grazia
Che sia pietra
Che sia novello Adamo
Lievito del mio sangue
E che risolva più dolcemente
Questa nostra sete
Ah se t’amo!
Lo grido ad ogni vento
Già mando fiori da ogni stanco ramo
E fiorita son tutta
E di ogni vena vo scerpando il mio lutto
Perché genesi sei della mia carne
Ma il mio cuore è trafitto dall’amore
Ha desiderio di mondarsi in vivo
E perciò dammi un figlio delicato
Un bellissimo vergine viticcio
Da allacciare al mio tronco
E tu possente padre
Tu olmo ricco d’ogni forza antica
Metterai dolci ombre alle mie luci"
* Foto tratta dal web

Oggi questo blog compie sei anni. Un pupetto delle elementari in teoria, un essere pieno di esperienza in pratica. Non scrivo più quanto e soprattutto come una volta, non ne ho più il tempo ma soprattutto la predisposizione emotiva.
Durante questi sei anni, ma soprattutto durante gli ultimi due, sono cambiate molte cose e probabilmente è anche per questo che non so più scrivere "come una volta" ma non importa, sono affezionata al mio quaderno e a chi passa e lascia un rigo o anche no.
Buon compleanno al mio blog, e più di sempre...come what may.

Tutte le lettere d'amore sono ridicole.
Non sarebbero lettere d'amore se non fossero ridicole.
Anch'io ho scritto ai miei tempi lettere d'amore,
come le altre, ridicole.
Le lettere d'amore, se c'è l'amore,
devono essere ridicole.
Ma dopotutto solo coloro che non hanno mai scritto
lettere d'amore sono ridicoli.
Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo
senza accorgermene lettere d'amore ridicole.
La verità è che oggi sono i miei ricordi
di quelle lettere a essere ridicoli.
(Tutte le parole sdrucciole, come tutti i sentimenti sdruccioli,
sono naturalmente ridicole).
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Ritrovata in un file di secoli fa. Buon fine settimana a tutti.

Nulla è in regalo, tutto è in prestito.
Sono indebitata fino al collo.
Sarò costretta a pagare per me
con me stessa,
a rendere la vita in cambio della vita.
È così che è stabilito,
il cuore va reso
e il fegato va reso
e ogni singolo dito.
È troppo tardi per impugnare il contratto.
Quanto devo
mi sarà tolto con la pelle.
Me ne vado per il mondo
tra una folla di altri debitori.
Su alcuni grava l’obbligo
di pagare le ali.
Altri dovranno, per amore o per forza,
rendere conto delle foglie.
Nella colonna Dare
ogni tessuto che è in noi.
Non un ciglio, non un peduncolo
da conservare per sempre.
L’inventario è preciso,
e a quanto pare
ci toccherà restare con niente.
Non riesco a ricordare
dove, quando e perché
ho permesso che aprissero
questo conto a mio nome.
La protesta contro di esso
la chiamano anima.
E questa è l’unica voce
che manca nell’inventario.
Nulla è in regalo. - W.Zsymborska -
A me Christian De Sica sta simpatico, molto.
A me Michelle Hunziker sta simpatica il giusto ma solo perchè dietro al suo meraviglioso sorriso indovino una donna in lotta col proprio cervello.
Ciò premesso mi chiedevo se non era possibile trovare qualcuno di più credibile come insegnante di latino di una stratosferica gnocca sudamericana, chessò, una Ferilli che per quanto poco credibile almeno è italiana? E mi chiedevo che 'zz glie ne fregherà alla Hunziker di risparmiare sulla navigazione in rete quando coi suoi soldi potrebbe comprarsi Facebook, forse anche Gooooooooooogle, magari più modestamente Virgilio, ecco.
Certo, è poco credibile anche che AldoGiovanniGiacomo vadano in vacanza con una roulotte risalente alle guerre puniche, ma loro per me possono tutto.