E' passato più di un anno e mezzo. Posso dire, banalità delle banalità, che è vero, il tempo è un buon medico, non ottimo, non un dottor House ma buono. Poi ci sono mille altre cose a distrarti, la vita in generale ti distrae, in bene e in male. Lasciamo perdere il "male", concentriamoci sul bene, che poi è fatto di quella miriade di piccole cose alle quali ti attacchi o ti ci fanno attaccare a forza e tra questa miriade di piccole cose ci sono le risate fatte su considerazioni sugli uomini. Ne sono stata sommersa, nel corso di questo anno e mezzo: amiche che mi inviavano link, mi mandavano mail, mi regalavano libri. Che vi devo dire...mi sarebbe piaciuto cedere al trappolone alcolico, più sbrigativo, della serie che un caraffone di spritz aiuta più che un libro o una mail semiseria o un link a qualche spiritosaggine, ma sono astemia, quindi durante questo anno e mezzo ho riflettuto di mio, e poi ho letto alcune cose divertenti.
Una è questa:
"La sapete la teoria della Mucca Vecchia e della Mucca Nuova? Non è una teoria (o meglio, un teorema) che ho inventato io, ma è già di diffusione internazionale grazie a un libro di una strafiga (deve esserlo per forza) di nome Laura Zigman. Insomma, questa teoria, che si basa su esperimenti effettuati sulle abitudini copulatorie del bovino maschio (d’ora in poi chiamato Toro), è applicabile anche alle medesime abitudini dell’umano maschio (d’ora in poi chiamato Uomo). La teoria è estendibile anche ai moscerini della frutta, alle cavie da laboratorio, insetti del tipo scarabei o cose di questo tipo, tacchini, serpenti...eccetera eccetera. Bene, succo della teoria è questo: una volta che il Toro si è accoppiato con una Mucca, questa Mucca diviene sistematicamente una Mucca Vecchia, non più desiderabile e per questo snobbata dal Toro, che ora andrà in cerca di una Mucca Nuova. La Mucca Vecchia può provarle tutte per farsi desiderare di nuovo dal Toro, ma non ce la farà: può mettersi un vestitio nuovo, tirarsi un pochettino, farsi qualche lifting o spruzzarsi lo stesso profumo della Mucca Nuova, ma al Toro non la si fa facilmente, magari all’inizio verrà di nuovo attratto dalla Mucca Vecchia credendola una Mucca Nuova, ma in quanto ad accoppiamento...nisba gente. È tutta una questione di mantenimento della specie...cose da Darwin, insomma, da evoluzione della specie (e involuzione della psiche umana, ma non importa). Una volta letto ciò la fervida mente della Signorina B non ha potuto fare altro che adattare la Teoria della Mucca Nuova alla sua attuale (da nessuno capita) situazione. Il fatto è questo. Io non sono neanche una Mucca Vecchia. Io sono una Mucca Vecchia Sfigata. Una Vecchia Ciabatta insomma. Il Ciabatto con cui ho una sottospecie di “amicizia confidenziale” non potrà mai e poi mai considerarmi una Mucca Nuova, per il semplice motivo che mi conosce da troppo tempo e tutte le volte che aveva bisogno di me io c’ero eccetera eccetera. Quindi si è abituato a me. Logica conseguenza della cosa, non costituisco più oggetto di possibile desiderio. Ne deduco quindi (con grande tristezza, credetemi, perchè io sono una Vecchia Ciabatta con un cuore di vera lana merinos) che non ne caverò niente di più di quello che ho adesso, e illudersi che questa situazione (Cristo, non sto lamentandomi, lungi da me, ma come dice Oscar Wilde: siamo tutti in un rigagnolo, ma alcuni di noi guardano le stelle) sia solo di passaggio verso qualcosa di migliore (che tuttavia non ho neanche io ben chiaro cosa potrebbe essere) sarebbe del tutto e completamente SBAGLIATO. Lui adesso incontrerà una Mucca Nuova Nuovissima, che lo prenderà tantissimo, lui si innamorerà come un demente e si dimenticherà dei suoi trascorsi da Deluso D’Amore, e io, che ripeto essere una Vecchia Ciabatta, verrò archiviata e probabilmente spostata al reparto “Documenti Storici” nel giro di qualche settimana. Che bello, vero? Ostento noncuranza, ma sottendo dolore atroce. Alla prossima. "
C'è qualcosa che non va?

...che poi qui non ho modo nè tempo, altrimenti mettevo anche le famose tonsille da 6000 watt, dedicate a Masso. ;)
Così...

Era troppo facile!
E mò beccatevi anche questo, alla faccia dello stalking. ; )

Buon lunedì!
Nell'essere schizzata che mi contraddistingue ultimamente, oggi cazzeggio.
Sarò franca, non m'importa gran che della morte di Michael Jackson, ferma restando l'umana pietà per un uomo che di sicuro aveva grossi, enormi problemi psichici e fisici. Ochei, è stato un buon artista, un geniaccio a suo modo, che ha sdoganato la disco music portandola nelle radio. Ochei, "Thriller" era coinvolgente. Ochei ha avuto un'infanzia infernale, ma sai quanti? e non sono andati fuori di melone e non si sono ridotti a mummie. Trovo assurde queste veglie, i pianti isterici. Michael Jackson non se lo filava più nessuno, a parte durante le varie tornate dei vari processi. Non riesco a compatire uno che "amava dormire coi bambini, ma non li toccava!" Uno che si è fatto confezionare tre figli bianchi, biondi e con gli occhi azzurri e qui, tra i comuni mortali non ti fanno adottare un bambino se hai la terribile onta di essere single o di non essere come il tribunale dei minori comanda e dispone. Non riesco a compatire un essere che non voleva invecchiare e nella sua smania di evitere il decadimento si era ridotto a uno zombie come i ballerini del suo celebre video. Ci ho fatto su anche una macabra risata perchè mia figlia non sapeva fosse nero, "pensavo fosse un bianco con dei problemi". Alla faccia dei problemi...E adesso anche nei blog è tutto un florilegio di foto del poveraccio nella sua versione migliore ( quella di "Thriller", appunto, ) di "che artista unico abbiamo perso", "patrimonio dell'umanità", e inglesi e americani e asiatici col moccolino in mano a fare le veglie. Mah...Boh...starò diventando cinica e impietosa ma voglia mo dire che i problemi sono ben altri?
E per cazzeggiare fino in fondo, chi è bello da bambino resta bello anche da quarantottenne.*

*Chissà se indovinate chi è... : )
Andy Rooney è uno dei più apprezzati anchorman americani. Avevo già letto qualche suo pensiero qua e là nel web, ma questo mi è piaciuto proprio tanto ma tanto.
"Mentre vado avanti con gli anni, apprezzo le donne sopra i quaranta più di tutte. Ecco alcune delle mie ragioni: Una donna sopra i quaranta non ti sveglierà mai di notte per chiederti “cosa stai pensando?” A lei non importa. Se una donna sopra i quaranta non vuole guardare la partita, non se ne sta lì a lamentarsi. Farà qualcosa che le piace ed sarà quasi sempre più interessante. Le donne sopra i quaranta hanno dignità. Raramente ti faranno una scenata all’opera o in un ristorante di lusso. Certamente, se te lo meriti, non esiteranno a spararti se pensano di farla franca. Le donne più grandi sono generose con gli apprezzamenti, spesso immeritati. Loro sanno cosa significa non essere apprezzate. Le donne diventano veggenti con l’età. Non devi mai confessare i tuoi peccati ad una donna sopra i quaranta. Una volta andati oltre una ruga o due, una donna sopra i quaranta è molto più sexy della sua omologa più giovane. Le donne più grandi sono schiette ed oneste. Ti diranno subito che sei un cretino se ti stai comportando come tale. Non devi mai aver dei dubbi sulla tua posizione nei suoi confronti. Si, elogiamo le donne sopra i quaranta per una moltitudine di ragioni. Sfortunatamente, non è reciproco. Per ogni favolosa, intelligente, elegante, eccitante donna sopra i quaranta, ce un relitto calvo e panciuto in pantaloni gialli che si comporta da idiota con una cameriera di 22 anni. Signore, vi chiedo scusa. Per tutti gli uomini che dicono, “perché comprare la mucca quando puoi avere il latte gratis?”, ecco un aggiornamento per voi. Oggigiorno, 80% delle donne sono contrarie al matrimonio. Perché? Perché le donne si rendono conto che non vale la pena comprare tutto il maiale solo per avere una piccola salsiccia!"
Dunque standing ovation per Mr. Rooney. La scivolata di stile sulla "cameriera" di 22 anni - un filino classista, per i miei gusti - viene compensata ampiamente dall'ultima frase: fantastica.
Per chi volesse dilettarsi pubblico anche la versione originale, e accetto le scuse anche se provengono da oltreoceano e sono cumulative.
"60 Minutes" Correspondent Andy Rooney (CBS)
As I grow in age, I value women over 40 most of all. Here are just a few reasons why: A woman over 40 will never wake you in the middle of the night and ask, 'What are you thinking?' She doesn't care what you think. If a woman over 40 doesn't want to watch the game, she doesn't sit around whining about it. She does something she wants to do, and it's usually more interesting. Women over 40 are dignified. They seldom have a screaming match with you at the opera or in the middle of an expensive restaurant. Of course, if you deserve it, they won't hesitate to shoot you if they think they can get away with it. Older women are generous with praise, often undeserved. They know what it's like to be unappreciated. Women get psychic as they age. You never have to confess your sins to a woman over 40. Once you get past a wrinkle or two, a woman over 40 is far sexier than her younger counterpart. Older women are forthright and honest. They'll tell you right off if you are a jerk if you are acting like one. You don't ever have to wonder where you stand with her. Yes, we praise women over 40 for a multitude of reasons. Unfortunately, it's not reciprocal. For every stunning, smart, well-coiffed, hot woman over 40, there is a bald, paunchy relic in yellow pants making a fool of himself with some 22-year old waitress. Ladies, I apologize. For all those men who say, 'Why buy the cow when you can get the milk for free?', here's an update for you. Nowadays 80% of women are against marriage. Why? Because women realize it's not worth buying an entire pig just to get a little sausage!
Ci ho pensato su, se scrivere questo post o no.
Il dolore reso pubblico, per quanto palesemente pubblico possa essere qui, dove solo un paio di persone mi conoscono dal vivo.
Ho preso in mano il mio ultimo Moleskine, ho provato a scrivere, non mi viene niente. Ho aperto la cartella scritti e intanto scrivo, e intanto penso se copincollare e pubblicare. Perchè no? Non mi aspetto nulla, mi aspetto quello che da qui è sempre arrivato: comprensione, solidarietà, empatia, silenzio, critiche, affondi, quello che verrà o forse no, ma se non esterno implodo. Perchè non posso dire a tizia e caia, e nemmeno alla mia migliore amica che da due settimane io e P. aspettavamo il responso che alla fine è arrivato: sieropositivo. P. ed io siamo amici da quando avevamo 14 anni, ora andiamo per i 49. Abbiamo condiviso tutto, tutto il bello e tutto il brutto che la vita ci ha riservato, siamo senza segreti l'uno per l'altro. Ricordo perfettamente il giorno in cui P. mi disse di essere gay; me l'aspettavo, l'avevo capito, rimasi un attimo inebetita dalla conferma ma io voglio bene a P. perchè è P., per la sua intelligenza, per la tenerezza, l'ironia, la generosità, non mi è mai importato con chi facesse sesso, mi è sempre importato che fossero persone per bene quanto lui, e l'ultimo non lo è, l'ultimo lo ha fregato, in tutti i sensi. P. ha sbagliato a fidarsi, ad abbassare la guardia, sia emotivamente che da altri punti di vista. Quando è arrivato l'esito abbiamo provato entrambi la stessa cosa: un senso di strano sollievo, perchè adesso si sa almeno contro cosa combattere e come farlo, lui poi ha trovato il modo di ironizzare, come sempre: "Almeno questa volta non sei incinta!", perchè quando mi disse di essere omosessuale aspettavo L. Abbiamo anche riso, scemi come scemi eravamo a quindici anni, e abbiamo detto "Andiamo avanti un giorno alla volta, e quando verrà novembre e Emilio Fede dirà che i vecchi e i bambini devono fare l'anti influenzale saprai che dovrai farla anche tu."
"Intanto ho voglia di andare a farmi un giro, una passeggiata."
"Vai, fai quello che hai voglia di fare e sappi che io ci sarò sempre, e che ti voglio bene."
La Grande Donna, la maestrina dalla penna rossa che però dopo si è fermata in un parcheggio e ha pianto.
Non è stata l'unica pessima notizia: da tre settimane mia madre non sta bene, e a dire il vero era da un anno, più o meno, che notavo segni strani, comportamenti strani. Le avevo detto di andare a fare un controllo neurologico ma lei niente, fissata unicamente sul suo cuore un po' malandato, sui doloretti, sul suo T*avor giornaliero. Nessuno mi ha ascoltato e quando tre settimane fa non si è sentita bene ho visto altri segni, altri comportamenti e ho capito che era quello che temevo, quel morbo che porta il nome di un tedesco che non voglio scrivere perchè mio padre da settimane smanetta su gughel per saperne di più, ma la diagnosi è lì, nero su bianco, in attesa di altri segni, altri comportamenti tipici che arriveranno, un po' alla volta o tutti d'un botto. Perchè ho parlato prima di P. e dopo di mia madre? Sono cinica? Prioritaria? perchè ne parlo qui invece che con F*lo? Perchè devo riordinare le idee, devo tenere tranquillo mio padre, già stiamo pensando a come organizzarci, cosa fare, come fare per rendere il percorso meno penoso possibile. Devo mostrarmi forte di una forza che non so se c'è. Ho ricevuto entrambe le notizie lo stesso giorno, a un'ora una dall'altra. Non so cosa mi ha fatto arrivare fino a sera senza mettermi a urlare. Forse la consapevolezza che è la vita, che P. ha vissuto come ha voluto e mia madre ha vissuto bene, ha girato il mondo ed è stata ragionevolmente in buona salute per molti anni, ma sono due pilastri della mia, di vita, che vacillano. Mamma è sempre stata una mamma-bambina, figlia di sua mamma più che mia mamma ma andava bene così, sono cresciuta così e la mia volitività e indipendenza sono anche figlie di questo stato di cose, solo che non so se ce la farò a fare la madre di mia madre. Non lo so, so solo che la sera di quel giorno sono andata a cena fuori coi miei figli e con delicatezza ho comunicato loro la notizia. So che faranno quello che potranno, ma di P. no, non ho detto nulla. E' una ferita che fa un male sordo che si aggiunge ai lividi, ai graffi di altre ferite, di tipo diverso ma non meno dolorose.
Ha da finì a nuttata. Ma per me finirà mai?
Tra i tanti tormentoni che girano per il web e che amiche-amici mi girano, oltre all'ottimo pezzo su donne e bagni pubblici mi è arrivato questo:
"Esistono due principali tipi di intelligenze nel mondo: l’intelligenza da palombaro e l’intelligenza da velista. Sono termini che ho coniato io, provo a descrivere il concetto sottostante:
Il palombaro è colui che sviluppa i propri interessi “in verticale”: tende insomma a concentrare le proprie attenzioni su pochi argomenti, nei quali si specializza: in genere, oltre alla propria occupazione, quella che gli da’ il pane, ne ha solo un’altra “secondaria”: spesso queste persone eccellono più nell’attività secondaria che non in quella principale, anche perché vi si dedicano con passione e dedizione investendoci quasi tutto il tempo libero. Poco curioso e diffidente delle novità, nei rapporti sociali, il palombaro ama frequentare sempre la stessa compagnia, composta in massima parte di persone molto simili a lui per stile di vita, idee politiche, religiose, ecc.. ecc. Se è portato per la leadership, diventa il “capetto” del suo gruppo ed assume un potere spropositato. Se non è portato per la leadership, si accoda volentieri al capo di turno. Altra caratteristica: si affeziona ai posti: è capace di passare un’intera stagione sempre nello stesso locale: alla fine si impara a memoria il menù e ordina senza bisogno di leggerlo, entra in confidenza col buttafuori e quindi entra senza fare la fila, sa quali cameriere sono libere e quali no, sa dirvi perfino se hanno un pearcing all’ombelico diverso dal sabato precedente. E’ affidabile nella vita sentimentale, ma è anche capace di “essere innamorato da 10 anni con una donna che non ha amato mai” come dice De Gregori, che descrive nella sua canzone il triste destino dei palombari calciatori, che, una volta smesso di calcare i campi, guarda caso, “vivono dentro al bar”.
Il velista, invece, preferisce spostarsi in orizzontale: sviluppa molteplici interessi. Innanzi tutto è più curioso e più amante delle novità rispetto al palombaro. Ha molti hobby e interessi, di natura disparata e, spesso, riesce ad eccellere in più d’uno, anche se magari è frustrato perchè non è consapevole della cosa. Spesso, per il velista, il lavoro diventa un parte del tutto secondaria dell’esistenza, e se non si diverte nella propria occupazione principale si mette rapidamente alla ricerca dell'alternativa. Il velista ama viaggiare, non crede al luogo comune “con tutti i bei posti che ci sono in Italia perché si deve andare all’estero?” e, anzi, quando è in viaggio, più chilometri mette tra la sua casa e la sua destinazione e più è contento. Ama frequentare persone diverse, diffida dei gruppi (che ritiene alla stregua di greggi di pecorelle in attesa del cane pastore) odia la leadership: non vuole essere “capo” di nessuna comitiva e si astiene cordialmente dalle comitive con leader. Ha amici sparsi qua e là ma, nonostante questo, corre il rischio di trovarsi solo il sabato sera, anche se, quando succede, per lui non è un dramma perché sta benissimo con se stesso: prende un DVD del suo regista preferito e passa una gran serata. Ama frequentare locali diversi, ne conosce molti, ha una specie di “trovaroma” in testa: saprà sempre consigliarvi il locale adatto.
Nella vita sentimentale non sopporta la routine quindi deve trovare un partner che abbia, come lui, molta fantasia, a letto e fuori e che, soprattutto, gli lasci lo spazio necessario a coltivare le sue numerose passioni e le sue svariate frequentazioni, tra l'altro di persone diversissime tra loro.
Alcune note conclusive. Si potrebbe pensare che il palombaro sia una persona profonda e adulta e che il velista sia superficiale e immatura. Niente di più sbagliato. La superficialità, come l’immaturità, può essere presente in entrambe le categorie. Ho visto palombari frequentare per 20 anni lo stesso gruppetto di amici senza volere bene a nessuno di essi. Ho visto palombari guardare senza osservare, sentire senta ascoltare, pensare senza ragionare. Viceversa il velista, abituato a sfruttare gli attimi, riesce spesso a capire solo guardando negli occhi di una persona ciò che un palombaro non capirebbe in anni di frequentazione assidua. E, d’altro canto, ho visto un sacco di velisti coltivare mille interessi senza interessarsi veramente a nulla, diventando una sorta di comica macchietta: sono i cosiddetti “nullafacenti iperattivi” quelli che hanno, parafrasando Gianni Togni in “Luna” , mille libri sotto il letto che non leggono e mille sogni in un cassetto che non aprono. Dovrebbe capirsi, a questo punto, a quale categoria appartengo io…comunque, quello che mi raccomando: non andate contro la vostra natura: non esiste persona più infelice di un palombaro che finga di essere velista per attirare l’attenzione (la chiamerei “la sindrome di Manuel Fantoni”) o di un velista che, per costrizione sociale o imposizioni esterne, finga di fare il palombaro."
Non male, non male, anche se esistono sottocategorie e lo so che non si può generalizzare ecc.ecc., diciamo comunque che il signor Furio ha colto nel segno. Sono abbastanza d'accordo anche sulla nota conclusiva e sono giunta alla mia, di conclusione. Nella mia vita sentimentale post adolescenziale ho frequentato e sposato e ho pure fatto figli con un palombaro doc, poi ho incontrato ed ho amato un palombaro che avrebbe voluto essere velista, magari per un periodo gli è pure riuscito poi, per...aspetta...com'è? "costrizione sociale o imposizione esterna è tornato a fare il palombaro, ma che dico: il minatore.
Uggesù che tristezza.
LE DONNE E I BAGNI PUBBLICI *
Questo è dedicato alle donne di tutto il mondo che hanno usato un
bagno pubblico e a voi uomini, perché capiate come mai ci stiamo
tanto.
Il grande segreto di tutte le donne rispetto ai bagni è che da
bambina tua mamma ti portava in bagno, puliva la tavolozza, ne
ricopriva il perimetro con la carta igienica e poi ti spiegava: "MAI,
MAI appoggiarsi sul gabinetto" e poi ti mostrava "la posizione" che
consiste nel bilanciarsi sulla tazza facendo come per sedersi ma senza
che il corpo venga a contatto con la tavolozza.
"La posizione" è una delle prime lezioni di vita di una bambina,
importantissima e necessaria, deve accompagnarci per il resto della
vita. Ma ancora oggi, da adulte, "la posizione" è terribilmente
difficile da mantenere quando hai la vescica che sta per esplodere.
Quando "devi” andare in un bagno pubblico, ti ritrovi con una coda di
donne che ti fa pensare che dentro ci sia Brad Pitt. Allora ti metti
buona ad aspettare, sorridendo amabilmente alle altre che aspettano
anche loro con le gambe e le braccia incrociate. È la posizione
ufficiale di "me la sto facendo addosso".
Finalmente tocca a te, ma arriva sempre la mamma con "la bambina
piccola che non può più trattenersi" e ne approfittano per passare
avanti tutte e due.
A quel punto controlli sotto le porte per vedere se ci sono gambe.
Sono tutti occupati. Finalmente se ne apre uno e ti butti addosso alla
persona che esce. Entri e ti accorgi che non c'è la chiave (non c'è
mai); non importa... Appendi la borsa a un gancio sulla porta, e se non
c'è (non c'è mai), ispezioni la zona, il pavimento è pieno di liquidi
non ben definiti e non osi poggiarla lì, per cui te la appendi al collo
ed è pesantissima, piena com'è di cose che ci hai messo dentro, la
maggior parte delle quali non usi ma le tieni perché non si sa mai.
Tornando alla porta... Dato che non c'è la chiave, devi tenerla con
una mano, mentre con l'altra ti abbassi i pantaloni e assumi "la
posizione"... AAhhhhhh... finalmente...
A questo punto cominciano a tremarti le gambe... perché sei sospesa
in aria, con le ginocchia piegate, i pantaloni abbassati che ti
bloccano la circolazione, il braccio teso che fa forza contro la porta
e una borsa di 5 chili appesa al collo. Vorresti sederti, ma non hai
avuto il tempo di pulire la tazza né di coprirla con la carta, dentro
di te pensi che non succederebbe nulla ma la voce di tua madre ti
risuona in testa "non sederti mai su un gabinetto pubblico!", così
rimani nella "posizione", ma per un errore di calcolo un piccolo
zampillo ti schizza sulle calze!!! Sei fortunata se non ti bagni le
scarpe. Mantenere "la posizione" richiede grande concentrazione. Per
allontanare dalla mente questa disgrazia, cerchi il rotolo di carta
igienica ma… cavolo...! non ce n'è...! (mai).
Allora preghi il cielo che tra quei 5 chili di cianfrusaglie che hai
in borsa ci sia un misero kleenex, ma per cercarlo devi lasciare
andare la porta, ci pensi su un attimo, ma non hai scelta. E non
appena lasci la porta, qualcuno la spinge e devi frenarla con un
movimento brusco, altrimenti tutti ti vedranno semiseduta in aria con
i pantaloni abbassati. NO!!
Allora urli "O-CCU-PA-TOOO!!!",
continuando a spingere la porta con la mano libera, e a quel punto dai
per scontato che tutte quelle che aspettano fuori abbiano sentito e
adesso puoi lasciare la porta senza paura, nessuno oserà aprirla di
nuovo (in questo noi donne ci rispettiamo molto) e ti rimetti a
cercare il fazzolettino, vorresti usarne un paio ma sai quanto possono
tornare utili in casi come questi e ti accontenti di uno, non si sa
mai. In questo preciso momento si spegne la luce automatica, ma in un
cubicolo così minuscolo non sarà tanto difficile trovare
l'interruttore! Riaccendi la luce con la mano del fazzolettino, perché
l'altra sostiene i pantaloni, conti i secondi che ti restano per
uscire di lì, sudando perché hai su il cappotto che non sapevi dove
appendere e perché in questi posti fa sempre un caldo terribile.
Senza contare il bernoccolo causato dal colpo di porta, il dolore al
collo per la borsa, il sudore che ti scorre sulla fronte, lo schizzo
sulle calze... il ricordo di tua mamma che sarebbe vergognosissima se
ti vedesse così, perché il suo sedere non ha mai toccato la tavolozza di
un bagno pubblico, perché davvero "non sai quante malattie potresti
prenderti qui".
Ma la debacle non è finita... sei esausta, quando ti metti in piedi
non senti più le gambe, ti rivesti velocemente e soprattutto tiri lo
sciacquone!
Se non funziona preferiresti non uscire più da quel bagno, che
vergogna!
Finalmente vai al lavandino. È tutto pieno di acqua e non puoi
appoggiare la borsa, te la appendi alla spalla, non capisci come
funziona il rubinetto con i sensori automatici e tocchi tutto finché
riesci finalmente a lavarti le mani in
una posizione da gobbo di Notre Dame per non far cadere la borsa nel
lavandino; l'asciugamano è così scarso che finisci per asciugarti le
mani nei pantaloni, perché non vuoi sprecare un altro kleenex per
questo!
Esci passando accanto a tutte le altre donne che ancora aspettano con
le gambe incrociate e in quei momenti non riesci a sorridere
spontaneamente, cosciente del fatto che hai passato un'eternità là
dentro. Sei fortunata se non esci con un pezzo di carta igienica
attaccato alla scarpa o peggio ancora con la cerniera abbassata!
Esci e vedi il tuo uomo che è già uscito dal bagno da un pezzo e
gli è rimasto perfino il tempo di leggere Guerra e
Pace in lingua originale mentre ti aspettava. "Perché ci hai messo tanto?" ti chiede
irritato.
"C'era molta coda" ti limiti a rispondere.
E questo è il motivo per cui noi donne andiamo in bagno in gruppo,
per solidarietà, perché una ti tiene la borsa e il cappotto, l'altra
ti tiene la porta e l'altra ti passa il kleenex dalla porta che socchiudi;
così è molto più semplice e veloce perché tu devi concentrarti solo
nel mantenere "la posizione". E la dignità.
* Geniale e divertente pezzo che circola in rete, autore non identificato, ma certamente di sesso femminile.
Non succede niente eppure accadono piccole cose che sono segni, che sono piccoli semi che spargo o più spesso stringo in pugno senza il coraggio di lasciarli cadere perchè sono stanca, a volte debole di una debolezza che non è puramente fisica.
Quattro righe Georgia medium per dire qualcosa che capisco solo io, o forse nello scrivere queste quattro righe ci ho messo anche un tot di transfert, ma anche qua capisco solo io. Comunque ho deciso: estate di non progetti. Potrei andare in almeno tre bei posti, potrei restare a casa, potrei optare per il rassicurante e poco impegnativo mare dietro l'angolo. Intanto è una tarda primavera che oggi sembra un autunno umido, niente a che vedere con quelle meravigliose primavere che esplodono nell'estate. Metto i sandali ed esco al mattino presto e nel giro di mezz'ora le dita sono diventate ghiaccioli. Metto le scarpe e all'una le tirerei dietro al primo che mi fissa per più di quindici secondi. Esco senza calze e la sera sono imodium addicted. Finisco col mettere sempre i pantaloni e sono stufa di pantaloni.
Sono andata a vedere "Uomini che odiano le donne" e molto spesso avrei fatto una standing ovation alla Salander. Troppo spesso.
Eppure io non odio affatto il genere maschile, anzi, guai se non esistessero, eppoi se un qualcosa ho imparato dalla mia vita e dai miei rapporti fino a qui, è quello di guardare agli uomini un pizzico di tenerezza. Un uomo, una donna, un rapporto di qualunque tipo. lavorativo, sentimentale, amicale, è una questione di mix: magari gli ingredienti sono ottimi ma se io sono marmellata di more e incontro del prosciutto...o io sono gorgonzola e incontro un ciambellone...o io sono prosecco e incontro tamarindo...insomma provi ma per quanto non vi sia nulla da buttare, non si riesce ad abbinarsi.
Siamo stati un abbinamento azzeccato ma stancante: gamberi e burrata?
CHISSENEFREGA.
Però anche no.
Sono le conclusioni schizoidi e antitetiche alle quali giungo la sera, quando spengo la luce e mi scorrono nella mente tutti i miei casini, le mancanze, gli errori, i cambiamenti, gli scivoloni, le cadute rovinose, le perdite, le delusioni su delusioni, i problemi, le unanswered questions che affollano la mia vita da mesi e mesi.
Al mattino mi guardo e penso che sto invecchiando, e non vedo l'ora di essere come la vecchietta de "Il pranzo di Ferragosto", la padrona di casa, rugosa come una tartaruga ma sempre tutta tirata al burro e ingioiellata anche in casa nella calura del ferragosto romano.
Poco dopo penso che la crema contorno occhi di Clarins è una manna.
Mi guardo il sedere e penso che aveva ragione Coco, che dopo una certa età o lui o il viso. Io ho forzosamente scelto lui, tutti i chili che ho perso non erano voluti ma poi chissenefrega del mio culo, vorrei un viso disteso, sereno, non plastificato, chissenefrega delle rughe e rughette, io vorrei il viso che solo una ragionevole serenità ti sa regalare. Mi domando se lo ritroverò mai, anzi, se l'ho mai avuto. Forse quando sono nati i miei figli, forse fino a quando F. ha avuto un anno, e il mese prossimo ne compirà diciotto.
Diciassette anni che tiro una carretta piuttosto pesante. Cacchio.
Mi rimbocco le maniche e spero, nonostante tutto.